Secondo capitolo per il fortunato viaggio spaziale del duo lodigiano, alle prese con sei brani (tre dei quali riuniti in una breve suite) che volano a razzo tra lounge, jazz, funk, kraut rock, elettronica. Colpisce lo spessore della proposta, variegata, cinematografica, realizzata con estrema cura dei suoni e degli arrangiameti. Ottimo.
Antonio Bacciocchi – Radiocoop – Read the complete review here


Clocking in at 150bpm, it’s a furious hip swinger that’s packed with fun, featuring some seriously accomplished musicianship, and is most definitely a kitsch party platter of the highest order. Just think of what a 60s rave-up looks like, sharp suits, mini skirts, psychedelic colours, yeah, all of that immediately pops into my mind, especially after the first minute when it explodes into a spectacular organ solo.
45 Live – Read the complete review here

Torna all’incisione, con un prezioso 45 giri in vinile, la grande band piacentina, attiva da ormai trent’anni all’insegna di un potente sound prevalentemente strumentale che attinge dalle radici cool jazz di Jimmy Smith e dal groove di Booker T and the Mg’s, Meters, Brian Auger. La loro é però una visione moderna e attuale con il turbo innestato nella facciata A e un sentore dub psichedelico sul retro. Il meglio in circolazione in questo ambito.
Antonio Bacciocchi – Radiocoop – Read the complete review here

A-side burner The Saint-Tropez Heist is a feverish bit of Hammond beat rendered all the more energetic by the presence of the band’s like-minded accomplice, Nasser ‘The Bongolian’ Bouzida, who must’ve worn through several bongo skins just recording his contribution. Meanhwile, flip-side, Nizza Connection, is more ‘last night before the heist’ or perhaps ‘post-heist celebration’ to the A-side’s ‘car chase’.
Monkeyboxing – Read the complete review here


Moonbrew, in questo ‘The LEM Tales (Chapter One), unisce le forze con l’organista e tastierista Paolo Apollo Negri per lavorare, sempre in un’ottica coerentemente vintage, ad un’immaginaria colonna sonora della corsa allo spazio negli anni ‘60. Il risultato è un breve lavoro coerente e immaginifico, in cui la batteria elettronica convive con il flauto, i synth con l’organo Hammond e un pianoforte jazzato su giri di basso palleggiati. Ci sembra che ‘Chapter One’ prenda la strada giusta, un lavoro semplice che ispira e lascia decisamente voglia di ascoltare di più in un prossimo capitolo due.
Sergio Sciambra – Rockit – Read the complete review


Minimal Animal è un concentrato di attitudine Mod in cui il filo conduttore rimane un acid jazz minimale, genere assai particolare in grado di conferire all’intero percorso del disco una paternità chiara e che riesce al contempo magistralmente ad intersecarsi con binari solo apparentemente paralleli, in corsa verso la meta di un groove pieno ed elegante. Una abilità che è prerogativa solo dei musicisti più colti.
Riccardo Resta – Distorsioni – Read the complete review

Nei tredici brani che compongono il nuovissimo “Minimal Animal” è sempre l’imperioso organo di Apollo Negri a dominare e macinare riff duellando con quelli della chitarra di Marco Murtas, mentre la sezione ritmica di Alberto Maffi (alle percussioni) e Renzo Bassi (al basso) alimenta il fuoco da cui il suono prende vita. L’attuale lavoro spiazza e vira ancora una volta, riportando il loro navigare al porto di partenza: niente voci, solo strumenti, battimani e groove, l’acid jazz e la visceralità del funky, guizzi di boogaloo e Mongo Santamaria, deviazioni hendrixiane e persino giamaicane. Un altro piccolo gioiellino da parte dei -concedeteci ancora la citazione- “Sex Pistols del jazz” italiani.
Antonio Romano – Rockit – Read the complete review


This is not something you see or hear everyday. A musician since the 90’s, Negri has been an experimenter and inventor with the Hammond Organ. Now, almost with two decades of experience, Negri blends the sounds of the Hammond with synthesizers and collaborates with other madmen and women of electro-pop to make this funky, bluesy, soulful sound. In some songs, you can’t tell if this is a 70’s throwback, a Prince lilt, or something all together futuristic.
Soulhead – Read the complete review

“Hello World” ha il pregio di essere un album dal respiro internazionale, un disco che va aldilà delle solite beghe da cortile di cui è intrisa la produzione musicale di casa nostra, ma del resto tutto il mondo di Paolo “Apollo” Negri è lì a dimostrarlo: parla con la musica, e che musica, e ogni nuovo disco è un tassello che va a rinnovare l’eccellenza italiana delle sette note.
Doctor Wu – Read the complete review

Il tutto con la solita strepitosa tecnica (di Apollo, ma anche del gruppo: gli assoli più efficaci ed espressivi quello del bassista Edoardo Giovanelli nella prima traccia, e quello del chitarrista Marco Percudani in “Paco”. Tra i tantissimi di Negri almeno tre sono veramente da inchini: quelli di “Hole in a sock”, “Le nouveau cirque…” e ancora “Paco”), qualche citazione più o meno esplicita (Zappa, Bee Gees, James Brown), e in più la capacità di non prendersi sul serio (“Hole in a sock”), decisamente non comune per lavori del genere.
Silvio Bernardi – Rockit – Read the complete review

Ed ecco così Paolo Apollo Negri trasformarsi da “commodoro” dell’Hammond groove italiano, in Dottor Commodore. Polsini inamidati e testa infilata dentro un monitor di vecchia generazione, di quelli che richiedevano una ditta di facchinaggio per farlo transitare da una scrivania all’altra. Sotto le sue dita, il manto zebrato di mille tastiere.
Franco Lys Dimauro – Reverendo Lys – Read the complete review


I pezzi sono veramente di altissima qualità, soul e funk mescolati al punto giusto, con Miss Modus a tenere banco da una parte e dall’altra Paolo “Apollo” Negri (che non sarebbe esagerato definire il miglior hammondista italiano) a svisare sulle tastiere, tra scale jazzeggianti memori del miglior Brian Auger (“Stop calling”, “Love safari”) e groove di ascendenza hendrixiana (“Barbarella”).
Silvio Bernardi – Rockit – Read the complete review

L’album è una poderosa dimostrazione di forza compositiva che fa compiere al Link Quartet un prodigioso passo avanti rispetto al “solito” soul funk strumentale da sempre peculiarità della band, tra le migliori interpreti mondiali del genere. Dal synth 70‘s funk della title track all’extreme sexy funk di estrazione blaxploitation (dalle parti di Betty Davis) di “Silhouette”, alla rilassata ballata soul “Second skin”, al travolgente space funk in odore di Eumir Deodato della conclusiva “Tears don’t fall”, alla “nuova “Spooky” (ricordate i Classic IV ?) che sembra essere il lounge beat di “Love safari”, l’hammond beat hendrixiano di “Stop calling” e “Barbarella”, è un susseguirsi di eccellenti brani in grado di esplodere dal vivo grazie soprattutto all’indiscutibile tecnica della band guidata da Paolo Apollo Negri.
Tony Face Bacciocchi – Read the complete review


Negri è uno che sa dove mettere le dita, con buon diletto della sua donna e di noi che stiamo qui a lasciarci meravigliare da questo nuovo fantastico giro intorno al mondo. Che è il suo e che ormai anche un po’ il nostro. “Cobol” è lo ieri (Mouth of the gun), l’oggi (Turn Right) e il domani (Into the sky) del jazz acido. E’ la convergenza tra Brian Auger (Love Gambler), Mother Earth (Talk to me) e gli Air (King and queen in a castle made of sand). Paolo Negri non è più un musicista. Paolo Negri è un’ intera orchestra.
Franco Lys Dimauro – Distorsioni – Read the complete review

“Cobol” (per la mitica Hammond Beat Records dell’immenso Kahlil Breithaupt) è un lavoro sorprendente, affascinante, nuovo, che non assomiglia a nient’altro in circolazione. Un album da ascoltare più volte per essere pienamente compreso e assimilato. Un lavoro difficile, complesso ma originale, personalissimo, inimitabile.
Tony Face Bacciocchi – Read the complete review

Quando si finisce l’ascolto si spera che “King And Queen In A Castle Made Of Sand” non finisca mai. E’ la giusta conclusione di un disco spaziale. Già, spaziale, perché è come addentrarsi nel cosmo. Non sappiamo se ci sia vita, non sappiamo se ci sia l’acqua o il fuoco, è un mondo sconosciuto. Ma è tutto talmente affascinante da lasciarci a bocca aperta affacciati all’oblò della navicella spaziale. E allora fatevi guidare dal comandante Apollo verso questo viaggio intergalattico.
Riccardo Grandi – Sittin’ On The Dock Of The Bay

L’aspetto compositivo è davvero eccezionale! In mezzo c’è davvero di tutto: dalle chitarre ai bassi, dalle percussioni orientali e africane ai tuppe tuppe caleidoscopici, dalle magnifiche sonate in mellotron alle mixate in elettronica, dai cantati sgargianti ai dettati monolitici… insomma: un gran bel calderone. Il tutto è anche maniacalmente missato e montato in maniera magistrale (scusate le 5M). Ed è anche estremamente difficile non essere ammiccato da questo tipo di genere, adatto a tutti e per tutte le orecchie, che va dall’acid jazz allo space rock, dal funk all’elettronica.
Antonio Moliterni – The Empty Dream

Apollo è uno dei musicisti italiani con minor provincialismo e maggiore apertura all’estero, lo conferma non solo il parterre di ospiti (i membri dei Flyjack ad es.) ma soprattutto l’incessante groove che domina indisturbato il disco. Al terzo lavoro solista Apollo non ha bisogno di dimostrare più nulla, la sua visione del funk è “conservatrice” ma non per questo passatista o fuori moda. E Love gambler uno dei più travolgenti pezzi che mani italiane abbiano scritto e suonato negli ultimi anni.
Donato Zoppo – DonatoZoppo.it – Read the complete review


Le dita d’oro di Paolo Apollo Negri solleticano ancora una volta l’americana Hammondbeat, l’etichetta numero uno al mondo per quanto riguarda i suoni vicini all’organo Hammond. Questa volta Paolo si alza in punta di piedi e guarda ben oltre al groove “tradizionale” (quello che ha come padre Booker T, per intenderci), confezionando un album “direzionale”, con ampia libertà di movimento, breve e assolutamente “vigoroso”
Fabio Pasquarelli – Retrophobic

L’Hammond è un po’ una filosofia di vita. Come la Vespa o il Subbuteo. Se lo suoni, non celebri mai te stesso, ma lui. Ecco, Paolo Negri è un po’ l’officiante di questa cerimonia dove viene celebrato il groove d’avorio. Discone di gran classe, dove niente è lasciato al caso. Ne’ le orgie di gruppo, ne’ le fughe soliste.
Franco Lys Dimauro – Reverendo Lys – Read the complete review


Paolo “Apollo” Negri, the world-renowned Italian Hammond organist, brings his one of a kind musical style to the table with A Bigger Tomorrow, a masterful blend of funk, rhythm & blues, jazz, soul, groove and fusion tunes. Over 20 guest musicians are featured on the album which features Paolo “Apollo” Negri’s intense, emotional and vivacious Hammond A-102 organ playing. The best way to describe Paolo “Apollo” Negri’s performance style on A Bigger Tomorrow is simple: Jimi Hendrix on organ!
Erin Bruno – Muzik Reviews – Read the complete review

Paolo is widely regarded as one of the finest Hammond players out there and, boy, does it show on this record! The Hammond A102 is a constant presence throughout the whole album, it’s keys a blur under some lightning finger work. This can often lead other artists down the over jazzified road of musical wank, but Paolo’s having none of it, with tasty considered solos, superbly written original tracks and some well chosen covers. This isn’t just a collection of tasty grooves, this is damn good music too!
Mark Ashfield – CD Baby

Si va dal jazz al soul, al rock, alla fusion, con inserti di suoni latini e molto altro, il tutto sostenuto da uno stuolo di ospiti prestigiosi, anche internazionali (a testimoniare la stima di cui gode questo musicista), tutti pronti a dare un contributo costruttivo per riverire un suono vintage, che però mai come oggi – a sentire qualsiasi canzone in radio – appare attuale e vitale.
Gianni Della Cioppa – Il Mucchio


Additionally, these guys have one of the meanest sounding Hammond organ players we’ve heard in a LONG time in Paolo “Apollo” Negri. Unsurprisingly, he rates Brian Auger as one of his favorite players. We can tell!
Brian Poust – The Uppers Organization